DOVE DORME LA NOTTE
testi di M. Mancini  -   R. Biavati


Tra il frusciare  
delle stelle, 
poso la testa.
(Floriana Porta)

La notte è la forma immediata di esperienza che i viventi hanno dell’oscurità e che, a differenza delle altre creature, l’uomo ha riempito di un valore simbolico profondo per esprimere il lato dell’inquietudine ancestrale dell’esistenza. Per contrapposizione al giorno, è la metafora del versante dionisiaco della realtà. Le parole della Genesi “Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre” hanno dato forma nella coscienza al conflitto tra il bene e il male. Ne è espressione anche la parte indomita della psiche che Freud ha descritto come antitesi ingovernabile della razionalità e che Jung ha chiamato ombra.

Ma accanto alle immagini luciferine si trovano altre sembianze simboliche, non meno potenti, in cui la notte diventa lo spazio-tempo per l’intimità dei pensieri e per la meraviglia del cosmo. E’ possibile allora accorgersi che la notte e il giorno non vivono solo in una relazione antitetica ma intessono un dialogo che, come il battito del cuore, è l’essenza della vita, movimento generativo e principio di cooperazione.

Sono i poeti di gesti e di parola capaci di rompere le strettoie dell’ovvio a rammentare ciò che, per esorcizzare l’ansia del buio, abbiamo trascurato. Per questo dobbiamo essere grati alle immagini stranianti come quella che dà il titolo alla personale di Riccardo Biavati per GulliverArte, Dove dorme la notte. Vi si respira un senso di calma e di attenzione, un sospirato “finalmente” per lo sciogliersi delle tensioni e si può immaginare che il buio della notte, anziché evocare la tenebra con le sue insidie, si trasforma per magia in un abito rosso scuro che il giorno indossa per uscire la sera.

Di notte si sente e si pensa in modo diverso, l’affanno del giorno diventa respiro e lo sguardo che si infila nell’ombra vede ciò che è invisibile nell'abbagliante luce diurna. La notte, con le parole di Borges, sopprime i particolari oziosi e rivela l’essenziale. In questo, forse, consiste il suo mistero: anziché impedire la vista, la rende più acuta.

E misteriosi sono i rapaci notturni, con il portamento elegante e dal volo silenzioso, meravigliose creature come la piccola civetta che gli antichi avevano consacrato ad Atena, dea della saggezza “dagli occhi lucenti”, capace di penetrare l’oscurità. La civetta ha il compito di tradurre in parole intellegibili per la ragione i segni oscuri di un mondo in movimento. La notte, perciò, è tempo di veglia per quei poeti di gesti e di parola come Biavati e per i filosofi. Entrambi nutrono il sentimento dello stupore, del thauma che è insieme meraviglia e rispetto. Con linguaggi diversi entrambi ci ricordano che, per quanto siano profondi la sensibilità e l’amore per la conoscenza, molto rimane da scoprire e da sapere. Leopardi, il poeta- filosofo per eccellenza, ad una luna splendente nel cielo notturno, rivolge il suo canto arreso:“che sì pensosa sei, tu forse intendi questo viver terreno”.

Parole che invitano a dare respiro alla parte notturna che ci abita, poetica e riflessiva, per commuoverci e continuare a cercare.

Marta Mancini

Mi chiedono e mi sono chiesto spesso anch’io, quando e perché si inizia un percorso creativo così straordinario e totalizzante, come quello legato alla ceramica. Non è semplice rispondere. Occorre forse ritornare alla propria infanzia, ai giochi inventati attraverso i disegni, al desiderio di modellare l’argilla anziché correre dietro ad un pallone. I ricordi comunque non spiegano tutto. Penso che le attività creative, tutte, hanno ( anche ) lo scopo di costruirsi una sorta di mondo parallelo, una stanza perenne dei giochi, dove tutto è possibile, dove tutto è magnifico, dove si può parlare con la notte e scacciare le tenebre. Un universo parallelo, dove le regole umane non valgono, e la libertà espressiva diventa la compagna ideale. Naturalmente in questa “ stanza”, in questo mondo entrano tanti elementi, governati anche dal caso: il percorso scolastico, i libri letti, le persone incontrate nella vita, la fantasia, i sogni …  Un’ altra domanda alla quale non è facile rispondere, riguarda il mio immaginario ceramico, le sue origini. 

Allora ho pensatore di formulare un elenco di argomenti, situazioni e cose che mi hanno accompagnato e mi accompagnano in questi anni:le storie inventate da mio nonno davanti a una stufa; le stufe, i camini; l’incantamento del fuoco; l’antro del mago/alchimista; il fascino del laboratorio di ceramica, quando ero studente all’istituto d’arte di Ferrara; il disegno, la pittura e l’odore di trementina nello studio/antro; la scelta a trent’anni di dedicarmi esclusivamente alla ceramica con le alte temperature, un mondo di infinite possibilità materiche e cromatiche; le civiltà prima della scrittura e delle religioni, il disegno infantile, l’arte popolare, le rappresentazioni arcaiche e ancestrali; i rapporti tra arte contemporanea e arte preistorica; l’insegnamento di discipline pittoriche; gli animali, tutti; le misteriose creature della notte; le notti stellate, i pianeti e lo spazio profondo; la terra che cucina, la cucina della terra; e i forni, compagni silenziosi.

E’ un elenco incompleto certo, ma può indicare una strada, una ulteriore lettura del mio percorso espressivo.

In questa, come in altre occasioni, mi affianca la Bottega delle stelle, preziosa alleata di scorribande creative. Il gioco allora, potrebbe essere scoprire i confini tra artigianato, arte applicata e arte pura.

Riccardo Biavati

In questo periodo in cui tutto quello che conoscevamo sembra cambiare, per assumere anche forme di inquietudine, in cui non sono più i canoni soliti a guidarci, ma saranno nuovi gesti e nuove abitudini, fermiamoci a pensare cosa del “prima” desideriamo trattenere, cosa potrà aiutarci a ritrovare una sana integrità. Presentare quest'anno la mostra delle opere di Riccardo Biavati è per noi l'occasione di riprendere un discorso avviato tanti anni fa, e ripreso a più capitoli nel corso del tempo. Abbiamo inaugurato la nostra galleria nel 1995 con questo autore e altri due artisti (Enrico Stropparo e Sandro Lorenzini) parlando di VIAGGI FRA TERRA E MARE e da allora abbiamo percorso insieme una lunga via artistica, di cui due tappe fondamentali sono state nel 2009 LA CENA DELLE CENTO CIOTOLE e ARTE IN GIARDINO, entrambe accolte negli spazi dell'Hotel Cernia Isola Botanica a Sant'Andrea.  Quest'anno si presentano sculture e acquerelli sul tema notturno, incontreremo gli abitanti della notte e la fascinazione che deriva dal suo mistero, e ci piace pensare che ci sia rivelato, più che “l'ansia del buio”, del non conosciuto, piuttosto un “senso di calma e di attenzione”, che ci conduca dalla quotidianità affannata con “lo sciogliersi delle tenzioni” verso un livello più alto di consapevolezza. L'opera di Riccardo Biavati, accompagnato dai compagni di strada della Bottega Delle Stelle, è fatta di personaggi e storie inventate, di oggetti “umili” che si animano e racchiudono racconti fantastici, e ci suggeriscono che anche il nostro consueto giornaliero può contenere tesori nascosti, sta a noi soli scoprirlo.


Come dice Biavati a proposito del suo lavoro : “...le attività creative, tutte, hanno (anche) lo scopo di costruirsi una sorta di mondo parallelo, una stanza perenne dei giochi,... dove si può parlare con la notte e scacciare le tenebre”, allora facciamoci accompagnare in questi spazi che per un momento ci aiutano a respirare un'aria più leggera: forse il gesto artistico può avere ancora la potenza di proporci emozioni e sensazioni di buon-essere che in momenti difficili ci sfuggono, per farci tornare “in porto”, alla nostra più profonda e genuina essenza, in mezzo alla tempesta del mondo esterno, ma sempre ben consapevoli che l'arte e la cultura devono (anche) essere intese a svolgere azione terapeutica e di crescita sociale, rimanendo elementi fondanti di una sana comunità.

N.B. Il titolo della mostra è stato scelto prima che si verificassero i fatti relativi al “Coronavirus” che hanno segnato profondamente gli ultimi tempi, ma ….se volevamo trovare un titolo più evocativo per una mostra in questo periodo “oscuro” del “durante/dopo virus” non ne saremmo stati capaci : il “Dovedormelanotte” ci si presenta come una tuffo nel mistero per capirlo di più e non averne timore: immergersi nella notte con gli occhi ben aperti e i sensi all'erta.


Gian Lorenzo Anselmi ... Susanna Busoni

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