website templates

IL GIARDINO INTERIORE

testo di Marta Mancini

Ancor prima che nelle testimonianze scritte, è stato il mito a narrare il giardino come luogo di armonia e di felicità per uomini e dèi fino a quando un gesto di tracotanza o una colpa senza riscatto ha posto fine allo stato di grazia per la stirpe umana. Una delle prime tracce letterarie risale all’epoca sumerica dove si raccontano le storie della dea Ishtar, divinità dal grembo fertile come un giardino, da cui ebbero origine la civiltà mesopotamica e il culto della dea madre, giunto poi nel bacino del Mediterraneo. A questo binomio di femminilità e giardino deve essersi ispirato anche Ariosto quando descrive come magico e sensuale il luogo dove Alcina seduce con le sue malìe. Pitture parietali dell’antico Egitto, rinvenute nelle tombe di faraoni e di personaggi illustri, documentano coltivazioni sempre più raffinate in cui si riconoscono i tratti di un vero e proprio giardino delle delizie.
Filosofi e poeti hanno trovato nei giardini ispirazione e raccoglimento, mentre nei luoghi della spiritualità monastica la coltivazione di frutteti e di piante officinali ha unito una formidabile organizzazione produttiva alla pratica devozionale.

Nel poema del Roman de la Rose i giardini sono celebrati come luoghi di amore e di incanto e come tali li ritroviamo nell’esperienza poetica siculo-toscana alla fine del Duecento in cui risuonano l’eco e la fortuna della lirica provenzale.
Nella Commedia, Dante esorta gli Asburgo a non trascurare l’Italia che chiama ”giardino dell’impero” e Goethe celebrerà il nostro paese definendolo giardino del mondo.
I potenti della terra hanno affidato ai giardini la scenografia della loro magnificenza, prolungando all’esterno i confini di dimore già sontuose. Ma il più recente fenomeno degli orti comunitari, nati in molte città del mondo occidentale, la dice lunga sui rapporti tra giardinaggio e attivismo politico.
Isola di perfezione architettonica, rappresentazione di eudaimonia e virtù, evocazione di congetture utopiche e di paradisi perduti, il giardino non è solo una costruzione materiale ma anche la testimonianza di un’idea, di un afflato spirituale o di una visione del mondo.


La metafora del giardino ha perciò molto da dire e soprattutto da insegnare anche al nostro tempo dove sembrano prevalere le “passioni tristi” e una prospettiva poco rassicurante per l’intero pianeta. Ciò non significa riproporre alla pari similitudini e simbologie cristallizzate ma semmai riscoprire in esse significati e valori capaci di parlare alla contemporaneità e alle sue ferite aperte: la supremazia della tecnica, la solitudine esistenziale e la sofferenza dell’ecosistema che tocca tutto il vivente. Non per caso si avverte un rinnovato interesse intorno al tema del giardino, suscitato probabilmente da una sensibilità ecologica, via via sempre più diffusa, e da una istintiva diffidenza nei confronti di una vaticinata supremazia tecnologica che potrebbe modificare, in futuro, il concetto stesso di uomo. E tuttavia tale interesse ha significati più profondi di quelli altrettanto nobili legati ad un atteggiamento di rispetto generale nei confronti dell’ambiente che non è solo natura, ma comprende anche le città, le strade, i luoghi pubblici e gli spazi condivisi, il mondo che abitiamo. Il giardino, invece, può non essere uno spazio fisico, spesso è un luogo dell’anima, una categoria dello spirito, un modo di essere e di sentire.

In realtà, questa dimensione del giardino-metafora, apparentemente solitaria e privata, risente di alcune caratteristiche che appartengono anche al giardino come luogo fisico per effetto della stratificazione di significati e di funzioni che nel tempo si è depositata nella memoria collettiva.

Pittura, letteratura, cinema, attraverso l’immagine o l’immaginazione, tengono viva la rappresentazione del giardino ideale, quello che tutti possediamo, come patrimonio del nostro intelletto e delle nostre percezioni estetiche.


La sua caratteristica è di essere uno spazio delimitato (hortus conclusus), una creazione artificiale, un progetto per assicurarsi nutrimento prima ancora che per la coltivazione di piante ornamentali. Ancora oggi gli agrumeti sono chiamati giardini e le oasi sono esempi di ingegno nella coltivazione intensiva, dal basso verso l’alto, irrigata da sistemi idraulici straordinari e sorprendenti. 

In questo incontro di natura e di sapienza, la tecnica non ha il carattere della sopraffazione bensì dell’alleanza tra l’uomo e il suo ambiente: natura, non nisi parendo vincitur, ci ricorda Bacone - non si vince la natura se non obbedendole. Il giardino è dunque il luogo che rende possibile l’armonia degli opposti che non è data ma deve essere costruita: non solo fra natura e cultura, ma anche fra necessità e desiderio, tra incertezza e speranza. Ciò che la rende possibile è la cura: il giardino è un’opera effimera, muore se non è curato, può soffocare, inaridirsi, ammalarsi, come accade alle persone e alle comunità, quando i legami si allentano e il senso di solitudine, anziché avvicinare, rende diffidenti e lontani. Curare un giardino - immaginario o reale - richiede attitudini sempre più inusuali: l’osservazione, la pazienza e la presenza, l’attesa e la perseveranza, l’umiltà e la sopportazione della fatica. Senza fatica non si ottiene il frutto sperato. Il giardino è un luogo di proporzioni e di giuste distanze, di pluralità e di convivenza tra diversi. Tutto ciò che fa di un luogo un giardino corrisponde a ciò che per l’anima umana è il suo nutrimento e, al tempo stesso, l’impronta che essa lascia nell’interazione con gli altri e con il mondo. Per questa ragione, la cura di sé, non è mai rivolta solo a se stessi, in ossequio all’Io narcisistico “orfano del noi". Se l’etica del giardino ha un senso per la nostra epoca, questo risiede ancora nella costruzione del bene comune che nonostante non faccia più parte delle grandi ideologie non per questo deve rinunciare alle spinte ideali che il giardino interiore, la nostra anima, coltiva e custodisce a beneficio di tutto il vivente.
Marta Mancini,  laureata in filosofia con una tesi sulla Scuola di Francoforte presso l’Università di Firenze, città dove vive e lavora nel suo studio professionale come consulente filosofico. La consulenza filosofica (Philosophische Praxis) è una disciplina fondata  in Germania nel 1981 da Gerd Achenbach e successivamente diffusasi in altri paesi europei, in Canada e in Israele.  La consulenza filosofica è un servizio rivolto alle persone e alle organizzazioni come supporto riflessivo per affrontare problematiche di ordine  esistenziale, decisionale e relazionale senza finalità terapeutiche. Phronesis - Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica è la prima rete di professionisti presente in Italia dal 2003 (www.phronesis-cf.com)

IL GIARDINO INTERIORE

Testo di Claudia Zanfi

Mondi lontani che incontrano il nostro sguardo e il nostro stupore. Tattilità di oggetti rari, che evocano suoni, profumi, visioni. Attraverso una sequenza di sculture Michele Fabbricatore descrive elementi naturali e paesaggistici, a volte appena accennati, che paiono aleggiare in atmosfere ‘magiche’. La grandezza e la bellezza della natura spesso risiedono nelle cose semplici, che si trovano in un albero dietro casa, in un fiore dentro a un fosso, nel movimento di un animale, nel profilo delle montagne. L’artista cerca di ricomporre due momenti apparentemente contraddittori: della percezione immediata e della riflessione meditata. Le sculture di Michele si ispirano al mondo vegetale legato ai grandi temi della mitologia, da Adamo ed Eva, al Giardino delle Esperidi, fino al Barone Rampante di calviniana memoria. L’autore scava nella memoria collettiva, cercando un dialogo con un ipotetico futuro, in cui l'uomo potrà vivere armoniosamente in città felici dense di natura. Il tutto con ironia e poesia.

L’opera si trova quindi in uno spazio simbolico che, per formarsi, richiede un tempo, un linguaggio e dei valori comuni. Sfuggire al caos della quotidianità e trovare rifugio in un recesso intimo, autonomo. Il Giardino è di fatto un luogo, ma anche un concetto del pensiero umano che ha interessato l'uomo fin dai primordi della civiltà. E’un momento di pausa, intervallo di riposo tra una contrazione e l’altra della vita, sosta dalla marcia faticosa, quiete tra il rumore quotidiano. Nessun luogo e nessun oggetto “è”, ma piuttosto appare, si manifesta in un attimo, in uno sguardo, nella visione dell’artista, che come tale muta. In quella pausa si riflettono le contraddizioni, le ansie e le fratture dell’umanità. E’ la rappresentazione dell’assoluto attraverso la semplicità del quotidiano. Superate le barriere temporali, l’autore attinge alla percezione dell’oggetto tramite un’immagine velata, che annulla ogni sfondo ed ogni contesto.  La lettura delle sue opere è così scandita dall’apparire ritmico della vegetazione, a volte mimetizzata, altre esplicitata. Sapere rappresentare un paesaggio oggi, immaginario o reale, non significa tanto perfezionismo tecnico, abilità manuale o formale, piuttosto capacità di narrare una storia, uno sguardo, un evento. In poche parole la capacità di comprendere il mondo. 

Un paesaggio non tanto bucolico, sognato, nostalgico, bensì il paesaggio dell’uomo e del contemporaneo: con tutte le sue contraddizioni, ma anche con le sue nude verità. Interpretazione del mondo non più come semplice riferimento naturalistico, bensì come luogo della vita. Luogo in cui germogliano piante, fioriscono cespugli, ma anche nel quale si inseriscono elementi inattesi, quale il percorso dell’uomo all’interno di sconfinati universi.

L'essere umano può così giungere alla sua ideale ‘fioritura’, che è quel luogo (interiore ed esteriore) dove egli dà il meglio di sé. L’uomo esprime così tutto il suo potenziale e assolve al suo destino: essere ‘il sé migliore di se’. Le opere di Michele Fabbricatore approfondiscono quella ricerca in cui ognuno di noi si sforza nel trovare i giusti nutrimenti, ossia le cose che più ci appassionano e ci rendono felici.

Contribuendo così a rendere il mondo un ‘giardino migliore’.


Claudia Zanfi, storica dell’arte e appassionata di giardini, collabora con istituzioni pubbliche e private su progetti culturali ed editoriali, dedicati ad arte, società, paesaggio. Nel 2001 fonda e dirige il programma internazionale GREEN ISLAND per la valorizzazione dello spazio pubblico e delle nuove ecologie urbane. Nel 2010 fonda lo studio di progettazione e diffusione del verde ATELIER DEL PAESAGGIO (www.atelierdelpaesaggio.wordpress.com), per la rigenerazione di spazi urbani abbandonati, la realizzazione di alveari urbani e giardini d’artista. Ha insegnato alla Domus Academy e al Politecnico di Milano; alla Middlesex University di Londra. Collabora con Unesco Heritage e Council of Europe. Ha vinto il Primo Premio per il Parco dell’Arte a Mantova; finalista per i progetti di Lausanne Jardins (CH) e Biennale Spazio Pubblico (Barcellona). Nel 2017 ha dato vita a GREEN ISLAND ACADEMY, per la diffusione e la formazione su biodiversità, ecologia, creatività urbana.